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Evoluzione del web

Affiliate e influencer marketing stanno uccidendo le recensioni spontanee?

l'affiliate marketing e l'influenza sulle tendenze

In un’epoca in cui esistono persone pagate per “parlare” di prodotti ha ancora senso leggere le recensioni?

Affiliate marketing e influencer marketing sono due delle tendenze del digital marketing maggiormente sponsorizzate negli ultimi tempi, soprattutto per gli ottimi risultati che possono portare a livello di reach e di ROI.

Spesso sono due “servizi” che si intrecciano tra di loro in quanto si basano principalmente sul principio di riconoscere un corrispettivo ad una certa persona per farle diffondere un messaggio preconfezionato. Nell’affiliate marketing si viene pagati in percentuale rispetto alle vendite portate.

La persona selezionata spesso ha un seguito molto numeroso di fan sui social o gestisce un blog/magazine online con milioni di visite al mese, in modo da poter garantire un pubblico sufficientemente ampio.

Fino a qui, in realtà, non ci distacchiamo molto dal normale utilizzo pubblicitario di promoter o testimonial ( per usare un termine tipicamente televisivo) come elemento sponsorizzante di un prodotto. Proprio il fatto di utilizzare delle celebrità, che hanno dei costi non indifferenti, fa si che generalmente sia ben chiaro quando un’azione ha uno scopo pubblicitario e quando no.

Difficilmente, infatti, Owen Wilson interverrebbe sul suo canale twitter per dire quanto è buono il crodino di sua spontanea volontà ( senza nulla togliere alla bevanda)…

L’avvento dei digital Pr
La differenza colossale tra questo tipo di pubblicità e quello che sta succedendo in rete sta proprio nel fatto che, con l’avvento del web 2.0, chiunque può diventare un potenziale promoter.

Ed ecco che si inizia a parlare di influencer marketing.

Come molti sapranno esistono delle vere e proprie piattaforme online dove registrarsi come influencer ( termine che fa molto figo), selezionare ( o venire selezionati) delle campagne di sponsorizzazione e iniziare a diffondere il messaggio che il cliente vuole compaia sulla rete.
Per citare due delle più famose piattaforme di questo tipo in Italia esistono Buzzole.com e Lovby.com.

Questo tipo di sponsorizzazione genera ovviamente un flusso di condivisioni totalmente non spontaneo e che non rispecchia il reale trend del prodotto, o per dirla con termini molto “tecnici”, il parla parla ( non per questo però è sintomo di poca qualità del prodotto stesso).

Generalmente un flusso di condivisione “sano” dovrebbe seguire questo iter:

  1. vedo la pubblicità di un prodotto (in base alla diffusione che sta avendo)
  2. leggo delle recensioni che mi convincono e che ritengono affidabili
  3. compro il prodotto e lo provo
  4. ne sono entusiasto e voglio far sapere ad altri che figata ho acquistato
  5. condivido sui social o sul mio blog la notizia

Se però qualcuno o qualcosa interviene su punto 2 e sul punto 5 con processi non spontanei, allora tutto cambia e il flusso diventa:

  1. vedo la pubblicità diffusa dai promoter
  2. leggo le recensioni scritte dai promoter che non hanno provato il prodotto
  3. compro il prodotto e lo provo
  4. ne sono entusiasto ( speriamo)
  5. condivido sui social

In un contesto del genere affidarsi alle recensioni sul web diventa davvero difficile. Ovviamente più il prodotto è spinto dalla casa madre, più è facile che esistano delle campagne di influencer marketing.

Pagati per condividere
A questo tipo di attività si lega poi l’affiliate marketing, in cui la situazione è persino più complicata dal fatto che il promoter ( o digital pr) viene pagato a “provvigioni” sulle vendite che porta.
Spesso chi si occupa di affiliazioni sfrutta in realtà il lavoro di una buona campagna di influencer in quanto seleziona prodotti già altamente recensiti o conosciuti e li propone al suo pubblico.

Attualmente l’affiliate marketing è una delle principale fonti di guadagno per i blogger anche grazie ai numerosi portali in cui poter scegliere i prodotti da sponsorizzare: Amazon e Ebay rimangono a mio avviso i migliori, sia per facilità di utilizzo sia per percentuale sulle commissioni.

Su amazon il problema delle recensioni è inoltre tamponato dal tag ( non molto visibile in realtà) ” acquisto verificato” che compare quando un compratore lascia il suo parere dopo l’acquisto.

Un caso emblematico
Analizziamo ora un caso specifico di un’azienda che sta sfruttando magistralmente questo tipo di interazioni digitali.

Recentemente mi è capitato di dover cambiare smartphone e ho iniziato a guardare sui siti del settore quali fossero i migliori modelli per rapporto qualità/prezzo. Ho così iniziato a scoprire un sacco di pareri positivi su una marca che personalmente reputavo una “cinesata” e a cui non avevo mai pensato: la Huawei.

Premetto che lo smartphone che ho acquistato è effettivamente un piccolo gioiello e che quindi sono più che contento di aver seguito i consigli dei vari siti che lo recensivano, ma la diffusione di questa marca sembrava un pò sospetta, in quanto su tutti i canali social trovavo foto, video, commenti con migliaia di interazioni.
Numeri che la Samsung, pur avendo circa 100 volte il numero di fan di huawei, non faceva tanto per capirci.

Incuriosito ho spulciato più di 20 siti per influencer ( non solo italiani quindi) e ho trovato praticamente ovunque campagne dedicate alla diffusioni di immagini, video e reazioni ma nessuna alla creazione di recensioni.

Brava Huawei!

Conclusioni
L’affiliate e l’influencer marketing sono quindi il male? Assolutamente no. Io stesso consiglio campagne del genere ai miei clienti che necessitano di avere investimenti non troppo elevati e ottimi ROI.

Il vero problema sono le reazioni non spontanee che queste campagne rischiano di generare, spostando l’attenzione non tanto su chi le commissiona ma su chi poi le subisce da acquirente.
Spesso si sorvolano dettagli o informazioni che un acquirente certificato invece  noterebbe e riporterebbe e si da visibilità a prodotti  a scapito di altri, magari anche superiori in termini di qualità.

Per quanto ne possano dire alcuni, le tendenze sono sempre più dettate dai numeri digitali(siano essi follower, like, share o pizzicotti sulla nuca) e in questo ambito o ti sai muovere o l’inculata è dietro l’angolo.

 

 

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Ciao Sono Davide Ambu, web designer e consulente di web marketing freelance. Parlo solo di marketing che non interessa a nessuno

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